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Gradara

Veduta aerea

ANNIBALE DEGLI ABATI - OLIVIERI - GIORDANI

“MEMORIE DI GRADARA TERRA DEL CONTADO DI PESARO”

IN PESARO; MDCCLXXV

AL NOBILUOMO IL SIG. MARCHESE CAVALIER CARLO MOSCA - BARZI

Castellano, e signore perpetuo per la S. Sede Apostolica della Rocca di Gradara

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Eran dunque questi Signori de Credaria [i De Griffo], ed avevano ivi casa, e vi facean la loro residenza, e [60] nondimeno eran Nobili, e Militi, cioè Cavalieri armati. Tali qualificazioni specialmente in quella età cader non poteano in persone di bassa condizione, in uomini semplici di contado; onde mi par molto ragionevole il sospettare, che fossero essi già Signori di quel Castello; e se ciò fu,  potrebbe ad essi forse attribuirsi la fabbrica del maschio della vostra Rocca; questo dalla parte di Levante , prima che il Sig. Card. S. Clemente, tolto il ponte levatojo, per cui in esso si entrava, lo unisse al resto della fabbrica, restava isolato; ed a me una volta, che il visitai, parve di diversa, e più antica struttura. Or è noto, che in que' tempi, chi s' insignoriva di un qualche Castello, vi fabbricava tosto una torre, che servir potesse a sua difesa contro gli sforzi, che facea la Città per ricuperare le occupate sue giurisdizioni; così fecero i Signori de Lizzola; sussiste ancora il corpo della gran torre da essi fabbricata nel Castello di S. Angelo [in Lizzola], e rimane ora annessa al Palazzo Baronale del Sig. Conte Mamiani.

Se irragionevole non vi sembra questo mio sospetto, potrebbe aggiungersene un altro circa al tempo, in cui venisse dai Signori de Griffo usurpata alla Città di Pesaro la giurisdizione di Gradara. Osservo, che nel reclamo, che fece la Canonica di Porto avanti il Conte di Pesaro nel 1182. Sopra que' cinque mansi, posti in Curte Credarie, tra i detentori di que' beni si nomina quel Pietro, o Pecio de Griffo, Petrum de Griffo, & fratrem ejus Append. N. IX ..., e si nomina senza alcun aggiunto di Nobiltà, o di Milizia; all' incontro i di lui figliuoli Raniero, e Palmirolo, e Ranuccio, di lui nipote, nel 1224. si dicono Nobili, e Militi, ed occupatori da venti anni di que' medesimi beni. Osservo in oltre, che in una enfiteusi data nel 1204, da una [61] figlia del Conte Alberico, probabilmente della famiglia de' Bandi, Signori di Montecchio, comparisce testimonio un altro nipote del medesimo Pecio de Griffo, ma senza alcun titolo di onoranza Jacobus Ugolini Pecii Griffonis testis, & investitor . Arch. S. Dňici Caps. B. n. I. Append. n. XI., all' incontro il medesimo Giacomo in altro atto del 1231. conservato nello stesso Archivio de' PP. di S. Domenico Caps. B. n. 4. à il titolo di Dominus. Constat me Rusticellum Johannis Piccolelli accepisse mutuo a te Domino Jacobo Griffonis, &c. Ego Wido Monticulensis, & Imperialis Not. Or queste osservazioni mi conducono a sospettare, che i predetti figliuoli di Pecio de Griffo tra il 1204., e il 1224. s'insignorissero di Gradara, e perciò ottenessero le qualificazioni di Nobili, e di Militi, e con quella autorità, che induce non rade volte a violenze, ritenessero contro ragione occupati i medesimi beni; e che la Signoria da questi procuratasi facesse ottenere anche a Giacomo loro Nipote il titolo di Dominus. Vi o già detto essere questi meri miei sospetti, e per nulla più intendo , che sieno valutati.

Ma non pongo già in linea di semplice sospetto, che in quel medesimo secolo XIII passasse il dominio di Gradara con giusto titolo (prescindendo però sempre dall'ingiustizia , che facevasi alla Città di Pesaro con occuparle parte della giurisdizione del suo Contado) in mano di Malatesta da Verucchio . Che veramente egli divenisse Signor di Gradara, lo desumo dal di lui testamento fatto in Rimino il di 18. di Febbrajo 1311., il quale leggesi nel Codice detto Pandolfesco della Pubblica Libreria di Rimino. In esso tra i Legati pii leggesi : Item rel. d. iure Ecclesie de Gradaria 20. libr. Rav. pro anima sua. It. rel. de. iure Ecclesie de [62] S. Stefano Curie 'Granarie 20. lib. Ravign. pro anima sua. Item rel. d. iure Plebi Sancte Sofie de Gradaria 30. lib. Rav. pro anima sua. Se non  avesse egli signoreggiato in Gradara, pensato non avrebbe a far legati alla Chiesa di quel Castello, e alle altre tutte della sua Corte . Altri Legati fatti in quel testamento conducono a conchiudere la stessa cosa. It. rel. d. iure Tracbedutio, olim Castaldioni suo quinque tornaturas terre in Gradaria ubicumque voluerit preterquam in donicatis. It. rei. d. ture Frugolo q. Trachedutii familiari suo quinque tornat. terre in Gradaria vel Roncofredo ubicumque voluerit preterquam in donicatis: e più sotto Item Madium filium q. Fruliachimi de Gradaria familiarem suum et eius heredes fecit francum et liberum , et ipsum absolvit ab omni hominantia et servitute et .....ntia, qua sibi teneretur, vel esset obligatus vel astrictus quacumque de causa, cui Madio reliquid d. iure quinque tornatur. terre in curia Gradarie vel ubi voluerit, preterquam in donicatis. Potrebbe aggiugnersi al Cangio la Voce Hominantia ovvero homenantia, come leggesi in altri atti di que' tempi, attissima ad esprimere quella servitù, con cui coloro, che dicevansi homines de corpore erano obbligati al Signor loro.

Che poi con titolo, creduto giusto, acquistato ne avesse il dominio, lo desumo da un fatto un poco postcriore, ma che però sembrami decisivo. Nel 1355. ebbero i Malatesti dal celebre Cardinal Egidio [Albornoz] in nome d'Innocenzo VI. il Vicariato di Rimino, Pesaro, Fano, e Fossombrone; copia autentica di tutti gli atti, in tal congiuntura fatti, si conserva nel nostro Archivio secreto. Tra i patti fermati in Gubbio il dì 2. Giugno di quell'anno col detto Cardinale da Malatesta, figliuolo di Pandolfo, e nipote del sopraddetto Malatesta da Verucchio, in nome propio di Galeotto suo fratello, e di [63] Pandolfo e Malatesta, detto l'Ungaro suoi figliuoli, quello vi fu di restituire omnes, &  singulas Civitates castra, terras, villas, fortalitia, quæ in dictis  Provinciis Marchiæ   Romandiolæ, &c. tenent per se, vel alium, seu alios, infrascriptis solum exceptis que sunt eis sub Vicariatus titulo concedenda, ac etiam terris, & caftris, que ipsi Milites justo titulo, & juste & acquisiverunt, & possident. In seguito di tal patti, ed in vigore di Bolla d'Innocenzo VI., che leggesi anche stampata nel Clementini Tom. II p. 55. fu dato dal Card. Egidio agli 8. di Luglio in Gubbio ad essi Malatesti il promesso Vicariato, e fu tra le altre cose ingiunto loro, che consentiant, & dent operam, quod omnes, & singuli mares Cirvitatum, comitatum, & districtuum præfatorum, majores videlicet 14. annis, prestent Dňo Nostro Pape, &c. semel tantum infra mensem, postquam super hoc fuerint requisiti , &c. fidelitatis juramentum. A ricevere questo giuramento nel Pesarese fu sostituito dal Cardinale Biagio Vescovo di Pesaro, il quale cominciò la sua funzione in Pesaro il dì 13. Settembre, e seguitolla poscia per tutto il Contado per fino agli 8. del seguente Ottobre. Or tra tutti i luoghi del Contado di Pesaro, a uno per uno distintamente segnati, manca solo Gradara; dal che ne ricavo un argomento, che Gradara fosse uno de' luoghi eccettuati, i cui abitanti soggiacer non doveano all'ordinato giuramento, come quello, ch'era stato acquistato prima con giusto titolo, e conseguentemente comprendere non doveasi  nel   Vicariato. Credo, che la cosa sia tanto chiara, che non abbisogni di altra prova. Questa però, se bisognasse, non mancherebbe, e me la somministra il testamento del medesimo  Malatesta fatto il dì 15. di Agosto 1364-, cne conservasi nel sopraddetto Codice detto Pandolfesco. Dispose in quello [64] Malatesta, quod quando dicti sui filii volent ad divisionem bonorum hereditatis venire, Dňus Pandulfus habeat pro principio, & capite sue partis Castrum Gradarie cum domibus intra Castrum situatis cum mero, & mixto imperio, & omni iurisdictione, sicut ipse Testator habebat tempore sue vite, &c, & Dňus Malatesta Ungarus habeat pro principio, & copite sue partis Castrum Montisflorum cum  domibus possessionibus mero, & mixto imperio, & qualibet iurisdictione, quas, & que Dňus Testator habebat tempore sue vite in dicto Castro, & curia. Se Gradara, e lo stesso dicasi di Montefiore del Riminese, fosse stato compreso nel Vicariato, non avrebbe potuto Malatesta disporne, giacché il Vicariato era dato per soli dieci anni a lui non meno, che a Galeotto suo fratello; ed avendone disposto, segno è , che non cadeva sotto le leggi del Vicariato, ch'era confederato come suo allodiale, e come parte della sua privata eredità, e conseguentemente  era uno de' luoghi eccettuati, perché acquistato dai Malatesti, e posseduto con giusto titolo prima di ottenere delle sopraddette quattro Città, e loro contadi dalla Sede Apostolica il Vicariato.

Un'altra prova, anche più concludente, può desumersi ancora dal Testamento di Pandolfo, Signor di Pesaro, fatto l'anno 1372., di cui di sopra ò parlato. In esso alla istituzione di Malatesta, che fu poi detto il Senatore, suo figliuolo, aggiunge Mandans, atque jubens, quod prefatus ejus filius, vel filii , quicunque sibi heredes fuerint, non possunt alienare bona aliqua immobilia, in quibus titulum habeant jurisdictionis, vel dominii, & præcipue Castra Gredarie, Castri novi, & Montis floris; e lo stesso precetto ingiugne alle due sue figlie femmine Isabetta, e Pavola Bianca, sostituite in mancanza dei maschi; anzi prevedendo il caso della total mancanza della sua [65] discendenza tanto per via di maschi, quanto per via di femmine, tunc mandavit fieri per fidecommissarios in-frascriptos Gredarie, in loco qui melius videbitur eis, unum Monasterium Regule stricte Sancti Benedicti et idem Monasterium heredem reliquit et substituit in omnibus eius bonis.... iubens atq. mandans quod ipsum Monasterium seu eius Rectores non possunt ullo modo, nec ullo tempore vendere , alienare, nec aliquo titulo in aliquem transferre aliqua bona immobilia, et specialiter in quibus titulum habeat dominii vel iurisdictionis ullo modo, vel causa etiam a iure permissis. Et si contrafiat ullo tempore, privetur ipsum Monasterium hereditate sua et applicetur summo Pontifici. Se Pandolfo non avesse considerato Gradara, come suo privato allodio, e indipendente affatto dal Vicariato, che avea dalla santa Sede, disposto non ne avrebbe in favore delle sue figlie femmine, e della loro discendenza, e molto meno in calo anche di loro mancanza in favore di quel Monastero, che ordinava, che in tal caso dovesse erigerli, e meno ancora imposta avrebbe la pena di  caducità al Papa.

Ma che accade cercar altre ragioni per provare, che giusto creduto fosse il titolo, per cui Gradara era dai Malatesti posseduta, quando così dichiarò Giovanni XXII. nella Bolla data nel 1332. ad istanza del predetto Malatesta Guastafamiglia al Card. Bertando Legato, la qual Bolla, in conferma di quanto io avea fin qui scritto, opportunamente ora mi à comunicata il di soprallodato Sig. Ab. Gaetano Marini; in essa espressamente leggesi Civitas Pisauri in terra ad Nos, & Rom. Ecclesiam immediate subiecta consistens, & Castrum de Gradaria Pensaurien. dioc. ad eumdem Militem legitime pertinens. App. n. XV.

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Or tempo è, Sig. Marchese, che poste da banda le congetture, e i sospetti, vi accenni quelle poche cose , che so di Gradara. Il di lei dominio da Malatesta da Verucchio passò in Pandolfo, di lui figliuolo, come si è detto, e da questo ne' suoi figli Malatesta, detto Guastafamiglia, e Galeotto. Non tardò Malatesta a far parlar di Gradara, mandandovi prigioni Ferrantino, suo Cugino, con Malatestino, e Guido, di lui figlio, e nipote . Il fatto fu toccato da Gio. Villani, da Pio II ne' suoi Commentarj, dal Rossi, dal Clementini, e da altri. Nella Cronica del Diplovatazio così si narra: Hoc anno 1335. de mense Maii. Dňus Ferrantinus cum Malatestino ejus filio, & Guidone ejus Nepote quærebat interficere Dňos Malatestam, & Galeottum filios Dňi Pandulfi quod cum ab ipsis auditum esset, quodam mane rumorem in Civitate Arimini elevaverunt, vociferando vivat Dňus Malatesta, & Dňos Galeottus, & acceperunt dominium Civitatis; prædictos autem Ferrantinum, Malatestinum, & Guidonem caperunt, & carceri Gradariæ miserunt. Al medesimo anno vien assegnato questo fatto dalla Cronica di Rimino, stampata nel Tomo XV. Script. Ital. benché gli Annali di Cesena pubblicati nel Tomo XIV. di quell' Opera lo pongano nell'anno antecedente. Prosegue la Cronica di Pesaro: Hoc anno, & mense D. Malatesta , &. D. Galeottus liberaverunt a carceribus Gradariæ D. Ferrantinum, Malatestinum autem, & Guidonem miserunt ad Forumsempronii, ubi in carceribus mortui fuerunt. A questa presto io più fede, che agli Annali di [74] Cesena di sopra  nominati, nei quali è scritto, che fu creduto quod in veniendo essent occisi eosque qui mortui putabantur, die tertia misit ad Castrum Credariæ, & ibi tenuit eos per spatium plurium mensium. Ma o un poco prima, o un poco dopo, non dee dubitarsi, che Malatestino, e l'infelice Guido, suo figlio, trasportati non fossero dalla Rocca di Gradara a quella di Fossombrone, nella quale finirono ambidue i giorni loro; quindi chiara apparisce la vanità della voce, che un di essi fosse ucciso in Gradara. E vero, e non sarà inutile qui il ricordarlo, che nel rifarcimento fatto dal Sig. Cardinal S. Clemente, volendosi, per fare non so qual comodo, scavare il fondo del maschio che rimaneva pieno di terra fino al piano del Cortile, fu trovato nel mezzo di quello pochi palmi sotto terra  un'armatura intera di un uomo in piedi colle ossa dentro, segno evidente, che uno sfortunato fu ivi sepolto vivo con tutte le sue armi indosso; ma farebbe contro ogni principio il voler indovinare  chi quegli fosse; e tali crudeltà si leggono sovente praticate in que' tempi miserabili, onde non dee parer strano, che anche contro qualche altro siasene potuta usare una simile.

Negli Annali di Lorenzo Bonincontri, stampati nel Tomo XXI. Script. Ital. leggesi anno 1415. Malatesta Cesenæ contra Rodulphum Varanum movit captamque Constatiam illius uxorem Gradaræ  in vinculis habuit; deinde post quartum mensem Bertinori illam observare capit. Autumno deinde adventante liberatur a captivitate. Anche il Lili Storia di Camerino Par. II, lib. V. parla della prigionia di Costanza, non accenna però il luogo, ove fosse condotta. Sembrarebbe dunque, che non dovesse dubitarsi di questo fatto; tuttavia mi fa grandissima specie, che punto non ne parli il Clementini, che [75] diligentemente annovera tutte le azioni di Andrea Malatesta, Signor di Cesena; più specie mi fa, che una sì nera azione, qual'era quella di portar via prigione all'uso de' Corsari una povera Principessa , commettesse Malatesta, che nasceva da Gentile Varani Clement. T. II p. 174., e che pochi anni prima avea data in moglie a Galeotto, fuo figliuolo, Niccolosa,  figliuola di Ridolfo Varani, e conseguentemente della medesima Costanza. Clem. d. Tom. p. 185.; nè vuol passarsi senza riflessione, che non par probabile, che Malatesta Senatore, Signor di Pesaro, il quale era Padrone della Rocca di Gradara, consentisse ad aver parte in un fatto così vergognoso.

Non deve ommettersi, che morì nella Rocca di Gradara ai dodici di Ottobre 1416. Galeotto, figliuolo del detto Malatesta Senatore, Signore di Pesaro, in età di anni 18. con estremo dolore di tutta la Casa Malatesta, essendo giovane non sol bello di corpo, e d'animo, ma di moltissima espettazione, siccome testifica anche il Clementini Tom. II. p. 103., ed altrove.

Ma ben fastidiosa fu la vicenda, cui soggiacque Gradara nel 1424. per ordine di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano; o, se è vero, che nulla egli ne sapesse, per lo mal talento, e per l'avarizia  dei di lui condottieri. Il fatto è accennato dal Clementini nella Vita di Galeazzo, Signore di Pesaro, Tom. II p. 121., e più circostanziatamente in quella di Carlo, Signore di Rimino, d. Tom. p. 218.. Se ne parla anche nel Cronico Forlivese Tom. XIX. Script. Ital. Nell' Eugubino Tom. XXI., e negli Annali Forlivesi Tom. XXIV. della predetta grand'Opera. Ma giovami riferirlo qui colle parole della Storia Fr. Andreæ Bilii pubblicata nella d. Raccolta Tom. XIX.. Stavasi chetamente a Gradara [76] il sopraddetto Galeazzo, figliuolo di Malatesta, Signor di Pesaro, colla celebre Battista di  Montefeltro, sua Consorte, quando Angelo della Pergola , Comandante dell' esercito del Duca Filippo ante omnia restitutis Carolo [ Signor di Rimino ch'era slato dal Duca rilasciato dalla sua prigionia ] que Philippus jusserat, Gradaram pergit, Castellum Malatestæ Pisauri ejus ore opulentissimum. Ibi a filio Domini comiter exceptus, ut intra muros extitit, manu prehensum captivum nuntiat Philippi; inde ceteri irruptione ingressi momento Castellum diripiunt. Fama exiit partim Carolum ita instituisse; partim culpatum, quod cum Florentinis fœdera, ac societatem tractaret.  Magna eius Castelli, & gravis rapina; nec rebus, aut corporibus abstinuere; ubique præda, ubique vincula, ut stupra, omniaque infanda taceam. Nè un tanto male si fermò a Gradara, ma allargossi  anche ai vicini Castelli. Il Cronico Eugubirio di sopra allegato dice espressamente, che quelle genti molto danneggiarono Pesaro et suo Contado. Ma più precisamente nel Cronico Forlivese, pur dianzi citato, si legge: deinde iverunt versus Pisaurum, & quatuor Castra posuerunt ad deprædationem, seu saccomannum, scilicet Gradariam cum aliis tribus Caslris, & duxerunt captivos homines, ac mulieres. Alla nuova di quella tempesta spedì subito Malatesta Ambasciatori al Duca di Milano, donde prosegue il Biglia paullo post literæ ex Philippo venere, quæ juberent reliquis  Malatestæ rebus parci; ut multi existimaverint inscium ejus injuriæ Pbilippum, Angelum suo consilio id fecisse, vel inductum a Carolo, vel quod ut dixi, audisset Malatestam Florentinis studere.  Il fu Ab. Giannini nelle sue Memorie di Pergola, nelle quali volle far comparire questo suo Angelo per un Angelo di luce, dissimulò interamente questo fatto; il tradimento però, con cui egli occupò Gradara, facendo [77] prigione Galeazzo nel tempo stesso, che questo occupavasi nel ben ricevere, e rinfrescare la sua truppa, non può far grand'onore alla memoria di quel  guerriero. Il voler poi  attribuire quello reato alle  istigazioni di Carlo, Sig. di Rimino, non parmi, che aver possa un plausibil fondamento. E' vero, che qualche disturbo nacque tra esso Carlo, e Malatesta, poiché, come lo stesso Biglia lib. VII. scrisse, avendo questi scorto, che il primo non avendo figli maschi, disegnava lasciar suoi eredi, come fece, tres ex Pandulpho fratre Brixiæ Domino spurios Nepotes, id nimirum ægre tulit, spurios novo more in familiæ hereditatem inductos esse; Itaque apud Martinum Pontificem queritur, simul  universos Curiæ Cardinales, ac Patres circumventens; nec  videbantur injustæ omnino hominis querelæ. Ma quella mala soddisfazione di Malatesta, e queste querele, ch'ei fece unitamente col Conte di Urbino, suo Cognato, nel Cronico Riminese Tom. XV. Script, Ital. vengono assegnate all'anno 1426., onde non poteano se non da uno spirito profetico  aversi in considerazione due anni prima, che seguissero. Ma troppo più forti sarebbono state le  querele di Malatesta, se avesse potuto prevedere, che uno di quei bastardi appunto, cioè Sigismondo Pandolfo, esser dovea l'ultima rovina di sua famiglia. Poco però a queste sopravvisse  Malatesta, giacché nello stesso anno 1429., in cui due mesi prima era morto Carlo in Rimino, morì anch'egli nella Rocca appunto di Gradara ai 9. di Dicembre in età ancor fresca, e in giorno di  Lunedì, come nota il Clementini Tom. II. p. 102., e fu il suo corpo portato a seppellire a Pesaro nella Chiesa di S. Francesco. Fu Malatesta non solamente uomo di senno, e valore, ma letterato  ancora, come dimostrano le poesie, che di lui abbiamo, e Signore di gusto ond'egli [78] credo io fosse quello, che dipinger fece le camere di codesta Rocca, le quali pitture mi ricordo, quando era io ragazzo, aver vedute, e mi restano ancora in mente i tanti puttini, che tenevano in mano gran targhe colla scacchiera, arma dei Malatesti, simili appunto a quelli, che vidi negli anni scorsi durar ancora nelle rovine della Rocca di Montelevecchie. La menzione di queste pitture mi suggerisce di ricordarne altra, che si nomina ne' rogiti di Bartolo degli Albertucci, esistenti in questo pubblico Archivio. 6. Febbrajo 1465. Actum in Arce Gradariæ in Sala de le battaglie; dai quali rogiti aggiungo le seguenti notizie, estratte dal diligente, e studioso Ab. Vincenzo Zacconi, e da lui gentilmente comunicatemi. 1463. 4. Aprile Actum in arce Gradarie in Camera blanca. 1464. 25. Marzo Actum in Arce Gradarie supra Citernam. 1465. 16. Aprile Actum in Arce Gradarie in andamento sochursi.1465. 2. Giugno Actum in Arce Gradarie ante portam socursi.

A Malatesta succedettero i tre suoi figliuoli Pandolfo, Arcivescovo di Patrasso, Carlo, e Galeazzo, in vigore della nuova investitura conceduta al medefimo Malatesta per se, e figliuoli da  Bonifazio IX. con Bolla Data Romæ apud S. Petrum quarto nonas Januarii anno secundo, e confermata poi, giacché Malatesta assicurar volea, che non potesse da alcuno mai controvertersi ciò, ch'era stato conceduto in tempo di scisma da Martino V. con altra Bolla, il cui originale è presso di me, data Mantue XV. Kalend. Januarii anno secundo. Ma mal soddisfatti i Pesaresi del governo di questi di lui figli, e stimolati anche da Astorgio, Vescovo di Ancona, e Luogotenente Generale della Marca, per ordine di Eugenio IV., nuovamente eletto Papa, la mattina dei 16. Maggio 1431.  furono i medefimi tre fratelli cacciati di [79] Pesaro con quel furore, che altrove accennai, e che venne coi più vivi colori descritto dalla lodata di sopra Battista di Montelfeltro, moglie di Galeazzo, nella orazione, che recitò in Urbino,

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