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Urbino e il Palazzo Ducale PDF  | Stampa |  E-mail
Monday 19 January 2015

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Urbino : storia e monumenti.

Osservata dal colle delle Vigne, la città si presenta armoniosamente inserita nelle colline e quasi si confonde con esse, tanto gli edifici ne seguono l’andamento e il colore del mattone si armonizza con il paesaggio. L’utilizzazione costante del laterizio ha permesso che il tessuto urbano rimanesse del tutto omogeneo.
Il centro storico di Urbino, così come si presenta oggi, deriva dall’ampliamento urbanistico avvenuto in modo quasi ininterrotto dal  Rinascimento all’Ottocento e che finì per colmare tutte le superfici rimaste libere all’interno delle cinta muraria cinquecentesca.
Lo sviluppo culturale ed artistico che la città ha conosciuto nel XV secolo e, in misura minore, nel XVI si deve alle grandi signorie che la governarono: i Montefeltro e i Della Rovere; con essi, in particolare con Federico da Montefeltro, Urbino non fu solo capitale di uno stato, ma anche uno dei centri più splendidi della cultura umanistica del Rinascimento.
Nel 1444 Federico diventa signore d’Urbino: con il suo governo, che dura fino al 1482, la città diventa una delle capitali culturali d’Europa.
L’opera più significativa dell’epoca rinascimentale voluta dal nuovo conte, simbolo stesso della città, è il Palazzo Ducale: fu impostato intorno alla metà del XV secolo, progettato dai migliori architetti del tempo, in particolare dal  dalmata Luciano Laurana e dal senese Francesco di Giorgio Martini. Per questo progetto Federico utilizzò l’enorme fortuna che la fama di grande condottiero e di esperto negoziatore politico gli procurò presso tutti i maggiori stati italiani.
Nel 1444, quando divenne conte d’Urbino, Federico aveva solo ventidue anni, ma già dall’età di sedici comandava la compagnia feltresca che combatteva agli ordini di Niccolò Piccinino. Era perciò già un uomo d’esperienza e soprattutto era impaziente di affermarsi come capitano di ventura, come fecero prima di lui i suoi più illustri avi. La sua attività di condottiero lo metteva in contatto con le più grandi casate italiane e cosi si interessò anche al sapere umanistico, decise di edificare un dimora signorile che fosse l’immagine stessa di sé e di quella cultura: non più un palazzo fortificato, ma una residenza civile; confortevole e in grado di ospitare una grande corte.
Per ricavare nuove superfici, il palazzo, posto su di uno scosceso pendio collinare, fu edificato in direzione ovest, verso  il vuoto sottostante, ricoprendo a valle lo scoscendimento artificialmente, con un terrapieno formante un grande spazio pubblico, di cui Urbino era mancante: l’attuale piazza del Mercatale, da dove oggi la visuale del complesso del Palazzo Ducale è straordinario.
I torricini della facciata ovest, alti circa sessanta metri, costituiscono una creazione del tutto originale. La loggia più alta è quella dell’appartamento privato del Duca. Sulla sinistra del palazzo si leva la grandiosa mole della Cattedrale neoclassica.
Il primo corpo di fabbrica del palazzo ad essere stato costruito è costituito dal fianco lungo ad est, ornato da bifore, davanti alla chiesa gotica di San Domenico alla quale Federico donò il bel portale rinascimentale con la lunetta di Luca della Robbia.
Appena si entra nella dimora ducale,  si incontra il cortile d’onore, opera di Luciano Laurana, che esemplifica integralmente i canoni estetici dell’architettura rinascimentale. L’armoniosa sequenza delle campate, la luce ampia e limpida, il gioco cromatico che il laterizio fa con la pietra, l’eleganza semplice e misurata priva di ogni inutile lusso appariscente, danno origine ad un ambiente a dimensione umana.
Salendo per  l’ampio scalone, il primo monumentale dell’architettura civile italiana, si raggiungono i piani nobili che accolgono attualmente la Galleria Nazionale delle Marche. Questa raccoglie principalmente dipinti di artisti marchigiani, o eseguiti per le Marche, soprattutto dal ‘300 al ‘600. Certuni sono capolavori rari: come la Flagellazione di Piero della Francesca. E’ una delle opere capitali del Quattrocento italiano ed anche una delle più impenetrabili. A tutt’oggi gli studiosi non ne hanno definito in modo conclusivo il significato. L’enigma del soggetto aumenta ulteriormente il fascino dell’opera che, per la saldezza delle figure, la cura per i dettagli e per le luci, l’assoluta proporzione del disegno, trasmette una percezione di monumentalità che non ci si aspetterebbe dalle piccole dimensioni. Nella stessa sala è conservata anche la Madonna di Senigallia, sempre di Piero della Francesca.
Minuscolo, circa 9 metri quadrati, ma straordinario, è lo studiolo di Federico, terminato nel 1476. E’ ricoperto di tarsie lignee che, con perfetta tridimensionalità, fingono armadi semiaperti colmi di codici, cassetti, vari oggetti disposti con in disordine apparente: una scatola di dolci, della frutta, un liuto con una corda spezzata. Al di sopra delle tarsie e sotto uno straordinario soffitto a cassettoni sul quale compaiono le insegne di Federico, si affacciano i cosiddetti Uomini Illustri: filosofi, poeti, scienziati e teologi, dell’antichità e dei tempi moderni, del mondo cristiano e del mondo pagano, secondo una visione che concepiva tutto il sapere come un insieme armonico e concorde. Sono opera del fiammingo Giusto di Gand e dello spagnolo Pedro Berruguete.
Da questo ambiente il duca poteva affacciarsi direttamente dall’altissima loggia fra i due torricini. La vista si apre sull'incantevole paesaggio, al cui orizzonte giungeva il ducato di Urbino.
Un ritratto di Federico di Montefeltro, che Pedro Berruguete eseguì intorno al 1474, ritrae il Duca in tutta la sua gloria assieme al piccolo erede Guidubaldo. Da condottiero militare, Federico si è fatto ritrarre in armatura; da letterato, nell’atto di leggere un grosso volume. In evidenza sono pure i titoli onorifici ricevuti: la Giarrettiera del sovrano inglese, il mantello e il collare dell’Ermellino dal re aragonese di Napoli. Federico è ritratto di profilo perché in gioventù, nel corso di un torneo, un colpo di lancia gli aveva spezzato il naso e sfigurato pare del viso.
Uno dei luoghi più deliziosi del palazzo, il giardino pensile, è stato completamente rinnovato. Sul muro di cinta esisteva un camminamento che congiungeva l’appartamento del Duca con quello della Duchessa.
Nell’appartamento del duca, la sala “degli angeli”, così chiamata per il fregio che abbellisce il grande camino, è uno degli ambienti più ampi e più eleganti del palazzo. I battenti delle porte sono finemente intarsiati, i fregi dei portali sono  impreziositi dall’uso copioso dell’oro e dell’azzurro. In questo ambiente sono esposti alcuni fra i dipinti più significativi della Galleria, come la cosiddetta Città ideale che indubbiamente è la più emblematica tra tutte le prospettive rinascimentali. Realizzata da un anonimo autore, forse un architetto, indubbiamente è nata nell’ambiente urbinate. Di seguito è esposta la Comunione degli Apostoli, di Giusto di Gand e poi la storia dell’Ostia Profanata dipinta da Paolo  Uccello.
La sala del Trono è, una delle più grandi dell’epoca. Al nostri giorni è priva dell’antico arredamento ma custodisce nove grandi arazzi seicenteschi che riproducono quelli cinquecenteschi della Cappella Sistina per i quali Raffaello stesso aveva realizzato i disegni.
Nell’appartamento della Duchessa sono esposte due opere di Raffaello: uno dei capolavori del periodo fiorentino, la cosiddetta Muta ed un piccolo dipinto del periodo giovanile dell’artista raffigurante S. Caterina d’Alessandria. Il primo è un ritratto, al quale però non si può attribuire un nome certo. L’identità misteriosa della donna, unitamente all’assoluta perfezione della resa della figura, comunica un carattere di umanità universale.
Raffaello Sanzio nacque ad Urbino nel 1483 ed esiste ancora la sua casa natale. All’interno si può ammirare un piccolo affresco, una Madonna con il  Bambino dormiente, che tradizionalmente è attribuito al pittore adolescente.
 Come già rilevava Montaigne, la città è tutto un saliscendi. I vicoli: piola S. Giovanni, S. Andrea, piola S. Bartolo, la Voltaccia, S. Chiara, sono ripidissimi e rettilinei, interamente realizzati in laterizi, alle volte si spalancano su prospettive inaspettate. Dal vicolo di S. Giovanni si ha una delle viste più belle sulla città e sul palazzo Ducale. Il nome gli deriva dall’oratorio di San Giovanni Battista che conserva internamente uno dei cicli affrescati più preziosi del Gotico Internazionale europeo. Sono opera dei fratelli Salimbeni, Jacopo e Lorenzo, di San Severino Marche, che qui furono attivi intorno al 1416. Presentano, con la creatività e la vivacità peculiare dello stile Tardo-Gotico, le storie di S. Giovanni Battista: la nascita miracolosa, la divulgazione della fede, il rito del battesimo di Gesù. I colori sono scintillanti e variati da sottili sfumature; il disegno è molto delicato. Nella parete di fondo domina una imponente Crocifissione: anche questa ricca di elementi narrativi : accanto a Maria svenuta, una madre rincorre il suo bambino, un cavallo scalpita, un cane si lecca una zampa.
Vicinissimo al primo, nell’Oratorio di S. Giuseppe, si ammira un altro tesoro: un Presepio a grandezza naturale di un altro grande artista di Urbino, Federico Brandani, realizzato in stucco nel 1545.
Dalla trecentesca fortezza Albornoz, si domina tutta la città: il Palazzo, la grande mole del Duomo, piazza della Repubblica, la bella torre campanaria gotica della chiesa di S. Francesco. Sullo sfondo un meraviglioso paesaggio: il succedersi ininterrotto delle colline fino ai monti dell’Appennino. Poco distante si distingue la chiesa di S. Bernardino, voluta anch’essa dal  Duca Federico, su progetto, sembra, di Francesco di Giorgio Martini, mirabile esempio di architettura quattrocentesca. L’interno è luminoso e di chiare linee rinascimentali, essenziali e classiche.
La città conobbe un nuovo sviluppo alla fine del ‘700 con l’elezione al soglio pontificio di Clemente XI, l’urbinate Giovanni Francesco Albani .
Il papa e ancor di più il giovane nipote, cardinale Annibale, furono pieni d’attenzioni per Urbino che ebbe rinnovati molti  antichi edifici ed anche parte dell’aspetto urbanistico: furono rifatti gli interni di tutte le chiese conventuali della città che erano ancora in forme gotiche: S. Agostino, S. Domenico, S. Francesco. In quest’ultima è conservata una bellissima pala, rappresentante il Perdono di Assisi, opera di Federico Barocci, l’altro grande pittore urbinate del Cinquecento.
Il Duomo, dedicato a S. Maria Assunta, è di forme neoclassiche. Fu ricostruito dopo il terremoto del 1789 che provocò  la caduta della cupola nel 1789. L’architetto fu Giuseppe Valadier, uno dei migliori del tempo, allora sovrintendente alla fabbrica di San Pietro.
In fondo alla navata sinistra, nella cappella del Sacramento rimata nelle forme barocche, si conserva n’altra straordinaria opera del Barocci: l’Ultima Cena. I colori brillanti e il tono fortemente patetico erano segno distintivo  dell’autore, come pure la presenza di particolari domestici all’interno del tema sacro. La resa degli oggetti in primo piano è così realistica da anticipare certa pittura caravaggesca.
Ad Urbino è stata l’Università a dare impulso alla costruzione di  edifici moderni, ma le antiche architetture rinascimentali, così autorevoli e solenni, hanno imposto ai contemporanei di misurarsi e di avere il massimo riguardo per questa tradizione.
Le soluzioni adottate, originali e adeguate al contesto, si devono in soprattutto all’architetto Giancarlo De Carlo: i  collegi universitari sono stati distribuiti in modo tale da non modificare il paesaggio collinare e per svincolarsi alla vista della città antica. La facoltà di Scienze della formazione, all’interno di un vecchia costruzione, è stata eseguita conservando la struttura esterna in laterizio per non alterare il tessuto omogeneo della città, mentre gli interni sono stati del tutto rimpiazzati da strutture innovative.
Le antiche e le nuove architetture, per una volta, sono in simbiosi quasi perfetta.

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